Buttazzo Carlo Marino blog
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domenica 2 agosto 2026
Manifesto per la Strage di Bologna — 2 agosto 1980
Alle 10:25 di quarantasei anni fa, una bomba nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna Centrale uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. Non fu un incidente della storia, ma un atto politico: l'ultimo, più sanguinoso capitolo della strategia della tensione che attraversò l'Italia dal 1969 al 1980, con la firma del terrorismo neofascista e l'ombra lunga di apparati deviati dello Stato, della loggia P2, di settori dei servizi segreti.
Ricordare non è un rito. È un atto di resistenza contro l'oblio organizzato — contro quarant'anni di depistaggi, di piste false costruite a tavolino, di verità processuali raggiunte a fatica contro chi aveva interesse a insabbiarle. La sentenza definitiva è arrivata solo nel 2022, con la condanna di Paolo Bellini come esecutore materiale accanto a Fioravanti e Mambro. Quarantadue anni per un nome. Questo scarto tra il fatto e la giustizia è esso stesso parte della strage: una seconda violenza, più lenta, esercitata attraverso il tempo e le istituzioni.
Bologna ci consegna una lezione weberiana amara: quando lo Stato smette di detenere il monopolio legittimo della violenza — quando settori dei suoi stessi apparati diventano complici o coperture di chi la violenza la esercita clandestinamente — la legittimità dell'ordine politico si corrode dall'interno, anche se le forme democratiche sopravvivono in superficie. Non fu solo un attentato alla popolazione inerme: fu un attentato alla possibilità stessa che i cittadini potessero fidarsi delle istituzioni deputate a proteggerli.
Per questo il 2 agosto non è memoria di una sola giornata, ma vigilanza permanente: contro ogni tentazione di derubricare il terrorismo di Stato a mera cronaca nera, contro ogni revisionismo che confonda vittime e carnefici, contro l'indifferenza che è la vera alleata di chi vuole che si dimentichi.
85 nomi. Nessuno dimenticato. Nessuna verità considerata definitiva finché resta un mandante senza nome.
venerdì 31 luglio 2026
sabato 11 luglio 2026
regarding the counter-terrorism summit, in which the Meloni government will participate via an undersecretary
At the summit, they ought to be discussing something more important: the victims of the Brescia bombing are demanding justice, and Zorzi is still a fugitive.
Roberto Zorzi, a former militant of *Ordine Nuovo*, is wanted in connection with the Piazza della Loggia bombing (Brescia, May 28, 1974) and currently lives in America. Accused of being one of the actual perpetrators of the attack, he has lived in the United States—specifically in Washington State—for years, where he runs a dog-breeding business. Zorzi has been indicted by the Court of Brescia, and legal proceedings against him are ongoing. The other alleged perpetrator charged alongside him, Marco Toffaloni, was sentenced to 30 years in prison. Despite the charges, Zorzi has not been extradited from the United States to Italy for the trial.
giovedì 9 luglio 2026
mercoledì 8 luglio 2026
AI vs Adorno e C. part II
Che l'intelligenza artificiale sia neitra come una protesi ? Forse ho espresso giudizzi svventati poiche l'espansione mentale e la possibilità di poter avere un aiuto.che va al di là del gesto dello scrivere ma trova nell'espansione della conoscenza un qualcosa che che è più della psichedelia e dell'aiuto che può marijuana e funghetti poiche centra l'interesse che hai da sviluppare.
martedì 7 luglio 2026
domenica 28 giugno 2026
I cambiamenti climatici nella percezione della sociologia
La transizione verde è il tipico prodotto della razionalità strumentale weberiana: target quantificati, scadenze, burocrazie regolatorie (Green Deal, EPA, CAA). Ma proprio questa burocratizzazione genera la reazione opposta che Weber temeva nella "gabbia d'acciaio": un mondo amministrato dall'alto, senza carisma né partecipazione, percepito come imposizione tecnica priva di legittimazione politica. le politiche verdi vengono sempre più presentate come attraenti solo per una certa categoria di elettori: laureati, tecnocratici, urbani, liberali, "élite" (Greeneconomycoalition) — è la crisi di legittimazione di un'autorità legale-razionale che ha perso il consenso valoriale (Wertrationalität) dei governati.
Horkheimer/Adorno: la ragione strumentale e il ritorno del mito
La Dialettica dell'Illuminismo è la chiave più tagliente per leggere il "greenlash". La razionalità tecnocratica che pretende di salvare il pianeta produce, dialetticamente, irrazionalismo regressivo: negazionismo climatico, complottismo ("clima-truffa"), retorica antielitaria. Le dichiarazioni dell'amministrazione Trump del febbraio 2026 — abolizione dell'Endangerment Finding, definizione del clima come "climate crisis hoax" (US EPA) — sono un caso da manuale di mitologia regressiva travestita da razionalità economica ("risparmio", "libertà di scelta"). È anche pura culture industry: la crisi climatica viene neutralizzata trasformandola in un problema di consumo individuale (prezzo dell'auto, bolletta) invece che di rapporti di produzione — il sistema assorbe la critica anziché esserne minacciato.
Bendix insegna a guardare a come l'autorità giustifica se stessa verso i governati. In Europa la crisi è di legittimazione procedurale: la transizione verde appare come un misunderstanding profondo tra decisori, agricoltori e società civile sulla legittimità e adeguatezza delle misure verdi. (EPC) Negli USA invece l'autorità si rilegittima attraverso un altro canale: il mandato elettorale populista che rivendica di "restituire il potere al Congresso" contro i "burocrati non eletti" — una retorica antiburocratica che usa il linguaggio della cittadinanza democratica contro l'expertise tecnica.
Crouch: post-democrazia
È forse il framework più calzante per il presente. La "post-democrazia" di Crouch — forme democratiche vuote, decisioni reali prese da governi e lobby fuori dallo sguardo pubblico, mentre la sfera pubblica diventa spettacolo — descrive bene sia Bruxelles che Washington:
In UE, le concessioni ai trattori non nascono da un processo deliberativo ma da una negoziazione elitaria tra Commissione e lobby agricole: grandi agro-imprese e agricoltori beneficiano di una posizione relativamente privilegiata nel decision-making UE; le loro proteste hanno ottenuto cambiamenti politici tangibili, a detrimento dell'azione climatica ambiziosa. (Carnegie Endowment for International Peace)
Negli USA la deregolamentazione viene presentata come restituzione di sovranità al popolo, ma è in realtà guidata da think tank e lobby energetiche (Competitive Enterprise Institute, Americans for Tax Reform) — lo stesso schema post-democratico, segno opposto.
Quello che emerge è una convergenza strutturale, non ideologica: in entrambi i contesti la "gente" non rifiuta il problema climatico in quanto tale, ma rifiuta il modo in cui viene governato dall'alto, senza riconoscimento delle perdite materiali immediate (reddito agricolo, costo dei trasporti, prezzo dell'energia). Horkheimer/Adorno spiegano perché questo rifiuto prende forme regressive e mitologiche; Weber e Bendix spiegano la crisi di legittimazione dell'autorità che lo governa;
Crouch spiega perché, sia a Bruxelles sia a Washington, la risposta dei governi è oscillare tra concessioni elitarie e spettacolarizzazione, piuttosto che riapertura di un vero processo deliberativo.
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