Buttazzo Carlo Marino blog
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martedì 7 aprile 2026
Le teorie che guidano Trump nei suoi rapporti con l'ONU
"nella foto Wlfowitz"
Wolfowitz era uno dei principali esponenti del pensiero
neoconservatore, che sosteneva che gli Stati Uniti dovessero:
usare la loro superiorità militare per plasmare l’ordine
globale;
promuovere la democrazia, anche con la forza;
prevenire l’emergere di potenze rivali.
Questa visione si rifaceva a documenti strategici degli anni
’90, come la “Dottrina Wolfowitz”.
2. Guerra preventiva
Un punto centrale fu la dottrina della guerra preventiva:
dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, l’amministrazione
Bush sostenne che non fosse più possibile aspettare che una minaccia si
concretizzasse;
si giustificava quindi un intervento militare contro stati
considerati pericolosi, come l’Iraq di Saddam Hussein.
3. Armi di distruzione di massa
Uno degli argomenti principali per l’invasione fu la
convinzione che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa:
questa tesi fu sostenuta da vari membri
dell’amministrazione, incluso Wolfowitz;
successivamente si rivelò infondata, diventando uno degli
aspetti più controversi della guerra.
Wolfowitz credeva che:
rovesciare regimi autoritari in Medio Oriente avrebbe
favorito la diffusione della democrazia;
un Iraq democratico avrebbe avuto un effetto domino positivo
nella regione.
Il fatto che Wolfowitz abbia doppia cittadinanza
(statunitense e israeliana) viene spesso citato in alcune interpretazioni
politiche. Tuttavia: Netanyahu col suo governo cerca di assomiigliare sempre di
più ai governi degli stati dell’area mediorientale
molti studiosi spiegano le decisioni soprattutto in termini
di strategia americana globale, sicurezza e ideologia neoconservatrice.
In sintesi le “teorie” di Wolfowitz e dell’amministrazione
Bush non erano una singola idea, ma un insieme di concetti:
supremazia americana;
guerra preventiva;
promozione della democrazia;
percezione (errata) di minacce immediate.
posizione dell’amministrazione di George W. Bush nei
confronti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite durante il periodo che portò
alla Guerra in Iraq fu complessa e, per certi aspetti, conflittuale.
1. Uso dell’ONU come legittimazione (ma non vincolo)
Gli Stati Uniti cercarono inizialmente il supporto dell’ONU:
nel 2002 fu approvata la Risoluzione 1441, che chiedeva
all’Iraq di collaborare sulle ispezioni per le armi;
l’amministrazione Bush usò questa risoluzione come base
politica per sostenere che l’Iraq fosse in violazione.
Tuttavia, l’ONU era vista più come uno strumento di
legittimazione internazionale che come un’autorità vincolante.
2. Frattura con il Consiglio di Sicurezza
Quando divenne chiaro che:
paesi come Francia, Germania e Russia non avrebbero
sostenuto un intervento militare immediato,
e non sarebbe passata una nuova risoluzione che autorizzasse
esplicitamente la guerra,
gli Stati Uniti decisero di agire comunque, formando una
“coalizione dei volenterosi”. Questo segnò una forte tensione con il sistema
multilaterale dell’ONU.
Visione
neoconservatrice
Figure come Paul Wolfowitz tendevano a vedere l’ONU con
scetticismo:
considerata spesso lenta e inefficace;
incapace di affrontare minacce urgenti come il terrorismo o
la proliferazione di armi.
Secondo questa visione, gli Stati Uniti dovevano poter agire
anche unilateralmente, se necessario.
L’amministrazione Bush non rifiutava completamente l’ONU, ma
praticava un approccio selettivo:
cooperazione quando utile;
azione indipendente quando gli interessi strategici lo
richiedevano.
In sintesi
La posizione verso l’ONU può essere riassunta così:
strumento utile ma non decisivo;
scarsa disponibilità a farsi vincolare dal Consiglio di
Sicurezza;
preferenza per l’azione unilaterale o in coalizioni
ristrette.
Se vuoi, posso confrontare questa posizione con quella di
altre amministrazioni USA (come Obama o Trump), così vedi meglio le differenze.
confronto tra l’amministrazione di George W. Bush e quella
di Donald Trump nei confronti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite mostra
sia continuità sia differenze importanti
Entrambe le amministrazioni:
diffidano dei vincoli imposti da organizzazioni
internazionali;
ritenevano che gli USA dovessero mantenere libertà d’azione.
In entrambi i casi, l’ONU non era vista
come un’autorità superiore, ma come uno strumento utile solo in certe
condizioni.
2. Centralità dell’interesse nazionale
Bush: sicurezza nazionale dopo l’11 settembre.
Trump: dottrina “America First”. In pratica, le decisioni venivano prese
prioritariamente in base agli interessi degli Stati Uniti, anche a costo di
ignorare il consenso internazionale.
Bush: cercò inizialmente il sostegno dell’ONU (es.
risoluzioni sull’Iraq), anche se poi agì senza approvazione finale.
Trump: E ‘ apertamente
critico e meno interessato a ottenere legittimazione dall’ONU.
Trump mostra un
atteggiamento più diretto e meno diplomatico.
Nell’ Approccio politico militare : Bush: uso attivo della forza militare
(Afghanistan e Guerra in Iraq), anche senza pieno consenso ONU.
Trump: meno incline a grandi interventi militari
multilaterali; preferiva:
pressioni economiche (sanzioni),
accordi bilaterali,
azioni mirate.
Bush: criticava l’ONU ma continuava a lavorarci.
Trump: adotta una linea più dura:
taglio dei finanziamenti a varie agenzie ONU;
uscita o distacco da alcuni accordi internazionali (es.
clima, UNESCO).
Ideologia di fondo
Bush (con figure come Paul Wolfowitz):
visione neoconservatrice;
esportazione della democrazia come missione globale.
Trump:
approccio nazionalista e pragmatico;
meno interesse a “esportare valori”, più a negoziare
vantaggi per gli USA. In sintesi
Bush: multilateralismo “strumentale” → coopera con l’ONU ma
è disposto a bypassarlo per obiettivi globali (es. Iraq).
Trump: multilateralismo “ridotto” → meno fiducia nelle
istituzioni globali e maggiore preferenza per azioni unilaterali o bilaterali
lunedì 30 marzo 2026
Antifascismo & Antifa
Dopo le carriere della magistratura, la Lega cerca di dare un altro colpo alla costituzione; cercando di dichiarare fuori legge le associazioni Antifa. il qui nome non è altro che l'abbreviazione della parola Antifascismo vogliono colpire la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana vieta la riorganizzazione del Partito Nazionale Fascista.
Pur essendo inserita tra le disposizioni transitorie e finali, ha carattere permanente e valore giuridico pari a quello delle altre norme della Costituzione.[1] Per questo motivo è più corretto parlare, riguardo al primo comma, di XII disposizione finale. ( fonte Wiki.)
L'ideale (Antifascismo): È il valore fondante della Repubblica. Dichiarare fuori legge "l'antifascismo" sarebbe, tecnicamente, un atto incostituzionale, poiché equivarrebbe a dichiarare fuori legge la base stessa dello Stato.
Il movimento (Antifa): Spesso chi propone queste leggi cerca di distinguere tra il valore antifascista e le sigle o i collettivi (Antifa) che talvolta ricorrono a pratiche di piazza conflittuali. L'obiettivo politico è solitamente quello di equiparare gli estremismi per depotenziare la narrazione storica della sinistra..
Il tentativo o messaggio della Lega è quello che sarebbe favorevole a un colpo di stato o un suo tentativo, quindi viene il dubbio che la lega vorrebbe essere il ponte con Trump per favorire un golpe o almeno cercare delle possibilità per attuarlo dimostrando una fantomatica inadeguatezza della costituzione come scusa
martedì 24 marzo 2026
Anarco capitalismo tecno colonialismo di Milei
L'anarco-capitalismo di Javier Milei rappresenta una fusione radicale tra il liberismo della Scuola Austriaca e una nuova spinta verso quella che alcuni critici definiscono una forma di "tecno-colonialismo". Questa visione punta a smantellare lo Stato per lasciare che il mercato e le grandi corporazioni tecnologiche dettino l'agenda economica e sociale.
Ecco i punti chiave di questa ideologia e le sue implicazioni attuali:
I Fondamenti dell'Anarco-Capitalismo di Milei
Abolizione dello Stato: Milei definisce lo Stato come un'"associazione a delinquere". La sua visione mira alla privatizzazione totale di ogni risorsa, inclusi i beni demaniali e le risorse naturali.
Principio di Non Aggressione: Basato sulle teorie di Murray Rothbard, sostiene che l'unica legge valida sia la proprietà privata e lo scambio volontario, eliminando ogni intervento fiscale o regolatorio dello Stato.
Dollarizzazione e Distruzione della Banca Centrale: Uno dei pilastri della sua politica è l'eliminazione della sovranità monetaria nazionale per combattere l'iperinflazione, legando l'economia argentina direttamente al dollaro statunitense.
La Deriva "Tecno-Colonialista"
Il termine "tecno-colonialismo" viene spesso usato per descrivere l'apertura incondizionata di Milei ai giganti del settore tecnologico globale (come le aziende di Elon Musk o i grandi fondi d'investimento della Silicon Valley).
Il neo colonialismo si è oramai difuso anche in termini di classe e lo si trova nei rapporti di lavoro dove il profitto supera il valore umano ed è quindi una deumanizazione dellindividuo lavoratore, che è considerato come un subumano . A questo processo non sono indiferenti le coop che si comportano come qualunque dattore di lavoro.
Se questa situazxione non viene annulata da un rivivere di valori risaltati nel' 800 non sarà possibile cambiare più una società che sarà fomata di sfruttatori e sfruttati
Risorse Strategiche: L'Argentina possiede enormi riserve di litio, essenziale per la transizione energetica globale. Il governo Milei ha promosso politiche per facilitare l'estrazione da parte di aziende straniere con vincoli minimi, sollevando accuse di svendita della sovranità nazionale.
Infrastrutture Digitali: L'ingresso di servizi come Starlink e la promozione di hub tecnologici deregolamentati sono visti come un tentativo di sostituire le funzioni pubbliche con piattaforme private globali.
Deregolamentazione come Attrattiva: Milei punta a trasformare l'Argentina in un laboratorio a cielo aperto per esperimenti capitalisti radicali, dove le regole del lavoro e dell'ambiente sono subordinate alle necessità di profitto delle multinazionali.
in realtà il colonialismo inteso come rapporto tra le classi si sta' espandendo come visione dominante tra l'imprenditoria e le coop non sono immuni a questo contagio virulento
Critiche e Impatto Sociale
Povertà in aumento: Nonostante il calo dell'inflazione mensile in alcuni periodi, le misure di austerità hanno portato il tasso di povertà a superare il 50%.
Scontro Istituzionale: Il suo stile populista e provocatorio ha polarizzato il Paese, trasformando la politica in uno "spettacolo" continuo mentre taglia drasticamente i fondi per l'istruzione, la sanità e la ricerca.
In sintesi, il progetto di Milei non è solo un esperimento economico, ma un tentativo di riscrivere il contratto sociale, dove il cittadino diventa un puro consumatore in un mercato dominato da forze tecnologiche e finanziarie globali.
lunedì 16 marzo 2026
AI vs Adorno & C.
L’ educazione della AI che attualmente in atto da parte di attori
legati a centri di potere, nel suo
paradosso più macroscopico, è che non buttando i libri di Adorno si ha la
possibilità di studiare i fenomeni
sociali facilitati dal fatto che l’AI diventa niente altro che il
riflesso di chi la educata e inibita delle sue capacità rivoluzionarie e
innovative nel pensiero umano
sabato 11 ottobre 2025
A volte ritornano, Teschio Rosso e Idra una realtà del nostro tempo
Il Primo Ministro Netanyahu è stato in passato (nel 2015) al centro di una controversia internazionale per aver suggerito che Adolf Hitler inizialmente volesse solo espellere gli ebrei, ma fu convinto alla "Soluzione Finale" dal Muftì di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini. Questa affermazione è stata respinta con forza dagli storici, dal governo tedesco e dall'opposizione israeliana, che l'hanno accusato di minimizzare la responsabilità di Hitler e di compiere una "pericolosa distorsione storica". Netanyahu ha successivamente ritrattato, chiarendo che Hitler restava l'unico responsabile.
E io dico che si cerca di minimizzare le responsabilità della chiesa cattolica e delle chiese europee e orientali, Hitler aveva capito che cavalcare l’antisemitismo era trasversale riguardo le varie chiese e anche l’Islam , che avrebbe dato facilitazione alle sue politiche espansive.
Del resto questo metodo è utilizzato anche da politici contemporanei certamente con finalità molto meno cruente, insomma cavalca le religioni è ottieni voti
Le Conseguenze Politiche: Le critiche rivolte al governo israeliano e a Netanyahu in particolare, non riguardano tanto un complotto per annullare la Shoah, quanto piuttosto le politiche attuali (come la gestione della guerra, la politica degli insediamenti e le riforme interne), che, secondo alcuni critici, stanno portando a un maggiore isolamento internazionale di Israele e mettono a rischio la sua immagine democratica.
In conclusione, è chiaro che Netanyahu cerca alleanze con governi di destra a livello internazionale, e le sue azioni hanno talvolta suscitato pesanti accuse di distorsione storica (in un caso specifico sulla Shoah) o di violazione del diritto internazionale. Tuttavia, l'idea di un unico "complotto nazista" orchestrato da tutti questi governi per minare Israele attraverso il revisionismo storico rimane una teoria del complotto non supportata da prove di un piano segreto congiunto però non è da escludere dato l’ entourage di Trump
lunedì 2 giugno 2025
Il DDL " Sicurezza" e le leggi antimafia
La questione del perché un governo possa prioritizzare un DDL Sicurezza con un certo taglio, piuttosto che inasprire le leggi antimafia esistenti, è complessa e può essere analizzata sotto diversi profili: politico, sociale, e strategico.
Le priorità politiche e la percezione della sicurezza
* Risposta a un'esigenza percepita: Spesso, i DDL Sicurezza nascono dalla necessità di dare una risposta immediata a una percezione di insicurezza diffusa tra i cittadini, spesso amplificata da fatti di cronaca o da discorsi pubblici che enfatizzano fenomeni come microcriminalità, disagio sociale, o disordini durante manifestazioni. Inasprire le pene per reati che colpiscono direttamente la vita quotidiana dei cittadini (furti, occupazioni abusive, blocchi stradali) può generare un senso di maggiore protezione e ordine, anche se gli effetti reali sulla sicurezza complessiva possono essere dibattuti.
* Consenso elettorale: Le misure "securitarie" tendono a godere di un certo consenso in ampie fasce dell'elettorato, in particolare tra chi chiede maggiore "pugno duro" e meno tolleranza verso condotte percepite come distruttive. Un DDL Sicurezza con un approccio repressivo può quindi essere visto come una mossa politica efficace per consolidare il proprio bacino elettorale e rassicurare l'opinione pubblica.
* Ideologia politica: Le forze politiche di destra, che spesso sono al governo quando si propongono DDL Sicurezza di questo tipo, tendono a privilegiare un approccio alla sicurezza basato sulla repressione, sulla certezza della pena e sull'ordine pubblico. La sicurezza viene intesa principalmente come assenza di disordine e di violazione delle norme, piuttosto che come un insieme di condizioni sociali ed economiche favorevoli.
Le critiche alle leggi antimafia e le loro complessità
Le leggi antimafia in Italia sono tra le più avanzate al mondo, ma anche il loro inasprimento o la loro implementazione presentano sfide e problematiche:
* Difficoltà nell'applicazione e complessità normativa: Il contrasto alla mafia richiede strumenti estremamente sofisticati (intercettazioni, sequestro e confisca di beni, protezione dei collaboratori di giustizia, analisi delle infiltrazioni economiche). L'inasprimento delle norme esistenti non è sempre la soluzione, se non si migliorano anche le capacità investigative e la cooperazione tra le diverse forze dell'ordine e la magistratura. Anzi, a volte l'eccessivo inasprimento può rendere le norme difficili da applicare o portare a questioni di costituzionalità.
* Lotta "silenziosa": L'azione antimafia è spesso meno visibile e meno "spendibile" a livello politico immediato rispetto a misure che intervengono su fenomeni di ordine pubblico. Le operazioni antimafia sono complesse, durano anni e spesso si svolgono lontano dai riflettori, pur essendo fondamentali per la sicurezza a lungo termine del paese.
* Infiltrazioni e connivenze: Il problema delle mafie non è solo di natura penale, ma anche socio-economica e politica. Inasprire le leggi è utile, ma non risolve il problema delle infiltrazioni nel tessuto economico-sociale e delle eventuali connivenze a vari livelli, che richiedono un'azione culturale, politica e di controllo ben più profonda.
* Codice antimafia e sue criticità: Sebbene il Codice delle leggi antimafia sia uno strumento potente, ci sono sempre dibattiti sulla sua attuazione e sull'efficacia di alcune sue parti. Ad esempio, le interdittive antimafia, sebbene fondamentali per bloccare le infiltrazioni nell'economia, sono spesso oggetto di ricorsi e discussioni sulla loro applicazione e sui diritti dei soggetti colpiti. Non si tratta tanto di inasprire, quanto di rendere più efficaci e rapide alcune procedure.
* Misure preventive vs. repressive: Le leggi antimafia sono in gran parte preventive (sequestro e confisca di beni, misure di prevenzione personali) oltre che repressive. Spesso i DDL Sicurezza tendono a focalizzarsi più sulla repressione di reati "visibili" e sulla percezione di ordine, piuttosto che su un'azione preventiva e di lungo periodo contro fenomeni criminali complessi come la mafia.
Differenza di approccio
In sintesi, la decisione di spingere un DDL Sicurezza con un certo focus, piuttosto che inasprire le leggi antimafia, può nascere da:
* Priorità politiche e mediatizzazione: Il DDL Sicurezza risponde a una domanda di sicurezza più "visibile" e immediatamente percepibile dai cittadini, e si presta meglio a una comunicazione politica di "risultati" rapidi. Le leggi antimafia operano su un piano più profondo, meno spettacolare, ma strutturalmente più rilevante.
* Target diversi: Il DDL Sicurezza mira a colpire comportamenti che generano disordine sociale o microcriminalità, ma anche il dissenso o le proteste. Le leggi antimafia sono specifiche per il contrasto alla criminalità organizzata.
* Strategie di controllo sociale: Alcuni critici sostengono che i DDL Sicurezza, con il loro focus sulla repressione di manifestazioni, occupazioni e "resistenza passiva", possano essere utilizzati non solo per garantire l'ordine, ma anche per limitare il dissenso sociale e la libertà di espressione, aspetti che raramente sono l'obiettivo primario delle leggi antimafia.
Non è un'alternativa secca tra "sicurezza" e "antimafia", ma piuttosto una questione di quali aspetti della sicurezza un governo decide di privilegiare e con quali strumenti. Le critiche della sinistra spesso evidenziano come l'attuale DDL Sicurezza possa avere un impatto negativo sui diritti civili, mentre l'efficacia sul fronte della sicurezza reale (intesa anche come contrasto alla criminalità organizzata) non sarebbe garantita, o comunque non sarebbe la priorità principale.
sabato 24 maggio 2025
A proposito di una società
https://www.open.online/2025/05/24/new-york-turista-tortura-john-woeltz-motosega/
Era suo socio , è stato tenuto in un appartamento dal costo di 30-40 Mila euro al mese, cioè ci rendiamo conto? C'è un abisso io faccio fatica ad arrivare a fine mese, c'è una forbice che oramai non si può parlare di una società coesa, anche se non rimpiango ciò che ho fatto nel 1982 - 83 questo mi dà da.pensare senza entrare in facili paragoni sulla povertà diffusa perché dovrei sentirmi anche a livello nazionale legato in qualche modo a gente che ha migliaia di euro e si sente meglio di me e non ha i miei problemi e se crepo non gli frega niente.
E poi l'uso della tortura per risolvere una controversia e se si tratta di rapina è anche peggio sono avidi senza fiducia e rispetto per le istituzioni hanno una mentalità che i troppi soldi hanno trasformato in criminali senza etica se non il fatto che dio li ha fatti ricchi ne gli altri sono dei pezzi di merda, lo scarto di una lavorazione fatta dal divino che poi è in perfetta regola col pensiero di Trump
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