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domenica 27 settembre 2026

Nino Bixio e il perché non è stato un personaggio cinematografico

Una vita da romanzo, ma non da film Genova, 2 ottobre 1821: nasce Gerolamo Bixio, che presto tutti chiameranno Nino. Ultimo di otto figli, orfano di madre a nove anni, in rotta con la matrigna e con la scuola, viene imbarcato dal padre come mozzo a soli tredici anni. Il mare e la disciplina militare — prima nella marina sarda, poi in quella mercantile — sono le due scuole che lo formano: irrequieto, rissoso, capace di ammutinarsi più volte pur di seguire un ideale. Il patriota. Aderisce a Mazzini a Parigi negli anni Quaranta, combatte nella Prima guerra d'indipendenza (Governolo, Verona, Treviso) e nella difesa della Repubblica Romana del 1849, dove guida cariche alla baionetta contro i francesi e viene decorato.
Ma è con Garibaldi che Bixio diventa leggenda: è lui, insieme a Crispi, a convincere il Generale a partire per la Sicilia. Sale a bordo del Lombardo, uno dei due piroscafi dei Mille, e diventa il suo braccio destro — impulsivo, feroce, temuto dagli stessi garibaldini per gli scatti d'ira. L'ombra di Bronte. Nell'agosto 1860, in Sicilia, Bixio reprime nel sangue una rivolta contadina a Bronte, facendo fucilare sommariamente alcuni capi popolari dopo un processo lampo.
È l'episodio che lo perseguita nella memoria storica: da eroe risorgimentale a esecutore di un massacro, macchia che nessuna medaglia cancellerà mai del tutto. Dopo l'unità. Generale dell'esercito regio, senatore del Regno, uomo d'affari inquieto: la vita politica non gli basta. Nel 1873 salpa per l'Estremo Oriente con una nave mercantile per affari commerciali e muore di colera al largo dell'isola di Sumatra, lontanissimo dall'Italia — una fine anonima e senza gloria per chi era stato "il secondo dei Mille". Perché nessun biopic gli è mai stato dedicato Non esiste un film biografico interamente centrato su Bixio, e le ragioni sono in gran parte intrecciate: È sempre "il secondo". La sua intera vicenda è narrata in funzione di Garibaldi: appare come comprimario in ogni ricostruzione della Spedizione dei Mille, mai come protagonista autonomo — il cinema del Risorgimento ha sempre preferito celebrare il Generale, non i suoi luogotenenti. Bronte lo rende un personaggio scomodo. Un film "eroico" alla maniera classica dovrebbe fare i conti con un massacro di contadini siciliani ordinato dal proprio protagonista: è materiale che si presta più al cinema di denuncia che all'agiografia risorgimentale. Non a caso l'unica opera cinematografica importante che lo riguarda da vicino è Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato (1972) di Florestano Vancini, dove Bixio è l'antagonista, non l'eroe. Personalità "impresentabile" per l'epica ufficiale. Iracondo, violento anche con i suoi, descritto dai contemporanei come dotato di "dieci anime", passa dalla vita di mare alla guerriglia, dal Parlamento agli affari, senza una traiettoria lineare da raccontare in due ore. Una fine senza climax. Morire di colera su una nave mercantile in viaggio d'affari verso Sumatra non offre il finale drammatico e "cinematografico" che un biopic richiede. Compare solo come figura di contorno. Anche in produzioni recenti, come la fiction Rai su Goffredo Mameli del 2024, Bixio resta un personaggio secondario e non il fulcro della storia. In sostanza: troppo legato all'ombra di Garibaldi, troppo compromesso da Bronte per una lettura eroica, e troppo "irregolare" — nella vita e nella morte — per la narrazione lineare che un film biografico di solito richiede.

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